Viaggi spirituali per arricchire la propria anima e meditare

viaggi spirituali

Il viaggio è di per sé un simbolo di cammino, e nella vita di ognuno di noi prima o poi arriva l’esigenza di percorrere un sentiero in grado di guidarci verso un percorso spirituale ritagliato sulle nostre aspirazioni di crescita interiore. Oggi non mancano le opportunità per intraprendere viaggi spirituali mistici o vacanze spirituali, per esempio con un viaggio spirituale in India. In questo articolo potrete scoprire come trovare, e sperimentare, il genere di vacanze spirituali più adatto a voi.

IL VIAGGIO COME PERCORSO PER RITROVARE SE STESSI

Il mondo è un libro, e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina.

(Agostino d’Ippona)

È opinione comune che viaggiare apra la mente. Sicuramente questa affermazione ha del vero poiché, imparando a conoscere altre culture, altre usanze e tradizioni, la nostra personalità si arricchisce di preziose conoscenze e, grazie a queste, evolve. Viaggiamo sia fisicamente che mentalmente, sempre alla ricerca di un qualcosa che sembra sfuggirci, e quando possiamo associare al viaggio fisico un viaggio spirituale in India, per esempio, ci troviamo di fronte alla formula ideale per la crescita interiore.

Il viaggio spirituale inteso come metafora del navigare verso la nostra personale “meta” di destinazione, ha molto a che fare con l’approfondimento dei contenuti della nostra anima. Nel corso della vita intraprendiamo molti viaggi, reali o immaginari, dove indossiamo maschere più o meno colorate, a seconda del ruolo che svolgiamo. Nei viaggi reali, possiamo integrare vere e proprie vacanze spirituali, ottenendo così un risultato ben più profondo e significativo in termini di evoluzione spirituale oltre che personale.

Vivere nella società attuale, sempre più alienata e distante dai ritmi naturali di un’esistenza semplice, più a misura d’uomo, distrugge l’armonia tra soma (il corpo) e psiche (l’anima). Le nostre vite sono “piene” di cose da fare, di oggetti, di impegni e relazioni superficiali, di ansie coltivate e ingigantite che diventano mostri. Il contatto con culture e tradizioni diverse e più allineate con le nostre esigenze interiori, come quello offerto per esempio nei viaggi spirituali mistici, può fare molto per farci riconquistare l’equilibrio perduto.

Riempiamo le nostre esistenze spinti da un fare comune, da un modello standardizzato che infetta il nostro quotidiano deformandolo. Il caos emotivo che deriva dall’accettare questo stato di cose è il principale responsabile del male di vivere che attanaglia molti di noi. Ed ecco che, un bel giorno, ci svegliamo con un bisogno impellente di tornare a respirare a pieni polmoni, con la necessità di capire che cosa ci ha chiusi in gabbia. Sono i momenti in cui abbiamo bisogno di lasciare cadere a terra la zavorra che ci siamo trascinati dietro fino a quell’istante. Sono i momenti in cui dobbiamo scegliere se restare nel mondo ovattato, comodo e sicuro della mediocrità o abbracciare con coraggio il cambiamento che ci condurrà ad essere realmente (e finalmente) ciò che siamo per davvero. Scegliamo, cioè, di essere “veri”.

In quel preciso istante cominciamo a domandarci chi siamo. Ci chiediamo perché non siamo chi vorremmo essere e perché non stiamo vivendo come vorremmo. Avvertiamo una forte dicotomia tra l’immagine che abbiamo di noi e quella che in realtà mostriamo all’esterno. Queste crisi profonde fanno parte del percorso evolutivo interiore della persona. Sono tappe salutari per l’individuo, poiché lo sospingono sul terreno fertile dove gli sarà possibile coltivare la propria consapevolezza.

Come possiamo uscire da questo blocco emotivo? Come possiamo riconquistare il controllo sulla nostra vita e pianificare il futuro stabilendo nuove e più etiche priorità? Il cambiamento interiore precede sempre quello esteriore e quindi, per innescare il meccanismo, è necessario compiere il primo decisivo sforzo: agire.

Agire significa porsi le giuste domande e, una volta individuata la nuova meta, muoversi in modo adeguato per raggiungerla. Muoversi per raggiungere la nuova meta significa uscire dalla forma cristallizzata dell’ego, addomesticato dalla realtà illusoria che lui percepisce come “reale”; significa uscire dalla propria zona di comfort emotivo.

Agire significa, in questi casi, anche trovare la spinta per andare oltre la solita vacanza che ha il solo obiettivo di “distrarci” dal caos e dalla disarmonia in cui quasi inevitabilmente ci ritroviamo al nostro ritorno. Un viaggio spirituale organizzato, in questi casi, ha invece il doppio effetto di allontanarci dall’ambiente che penalizza la nostra crescita interiore e di immergerci in una realtà dove possiamo ritrovare il nostro vero sé, e l’equilibrio perduto.

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PERCORSI SPIRITUALI COME SUPERAMENTO DELL’EGO

Ci sono cinque principali convinzioni errate che consolidano l’ego, il vero responsabile delle nostre sofferenze se non adeguatamente utilizzato:

  • Io “sono” quello che ho; più possiedo e più posso affermare il mio valore.
  • Io “sono” quello che faccio (da qui nasce la confusione e si considera quello che facciamo come unità di misura per il nostro valore).
  • Io “sono” quello che gli altri pensano di me. (timore del giudizio, bisogno di approvazione)
  • Io “sono” lontano e distaccato da quello che ancora manca nella mia vita
  • Io “sono” scisso dalla mia natura divina.

Questi cinque punti rappresentano altrettante sfide con noi stessi. Se la situazione che stiamo vivendo non corrisponde a quanto aspiriamo realizzare, dobbiamo avere il coraggio di intraprendere il viaggio che conduce al nuovo tempio interiore che sappiamo di dover costruire. E, come afferma un famoso detto di Lao Tzu: “Ogni lungo viaggio inizia sempre con un primo passo.”

Il viaggio verso la comprensione e l’accettazione di noi stessi, condizione indispensabile per poter dare vita ad un cambiamento reale e concreto, si snoda quindi attraverso altrettante fasi di riflessione atte a sviluppare sempre maggiore consapevolezza. Il percorso di questo viaggio spirituale, potrebbe ipoteticamente svolgersi attraverso cinque tappe che assomigliano molto a quelle che vi proponiamo di seguito, e che trovano in modo naturale e spontaneo una loro collocazione soprattutto all’interno di viaggi spirituali organizzati. Quelli che troverete di seguito sono soltanto alcuni suggerimenti che ci auguriamo possano in qualche modo stimolare il vostro desiderio di rinascita.

monaci buddisti

1) RITROVARSI RICOSTRUENDO I VALORI

ONORARE IL MINIMALISMO PER COMBATTERE IL CONSUMISMO

“Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco.”

(Josef Koudelka)

Il minimalismo può essere considerato una delle soluzioni alla corsa consumistica che attenta al nostro equilibrio emotivo. Eliminare tutto ciò che è superfluo, lasciando l’essenziale, è di per sé uno dei viaggi spirituali più difficili da compiere. La ricerca dell’essenziale nella vita interessa più ambiti. Il consumismo, infatti, non riguarda solamente il possesso di oggetti più o meno costosi ma anche, e soprattutto, l’atteggiamento che abbiamo nelle nostre relazioni interpersonali.

Esiste infatti un “consumismo emotivo”, fatto di atteggiamenti interessati che penalizza la schiettezza e l’apertura nei rapporti che stabiliamo con l’altro. Ma il minimalismo è anche semplificazione. Non dobbiamo confonderlo con la rinuncia, ma intenderlo come la ricerca di ciò che è veramente utile e che ci porta soddisfazione. Intraprendere un viaggio spirituale organizzato alle pendici dell’Himalaya, per esempio, aiuta a superare questi atteggiamenti errati e abbracciare la spontaneità di rapporti con gli altri e con l’ambiente in generale, accrescendo la nostra consapevolezza.

Questa filosofia di vita è stata praticata da molti maestri tra i quali Buddha e Gandhi. Il minimalismo può essere considerato un vero e proprio atteggiamento mentale. Comporta la messa in atto di scelte consapevoli, sia nel momento in cui dobbiamo fare qualcosa, sia quando dobbiamo acquistare un nuovo oggetto o esprimere il nostro parere in una conversazione. Significa prediligere la semplicità, presupposto indispensabile per combattere il caos che ci circonda.

A volte, per scardinare la gabbia dell’eccesso in cui siamo immersi, chiusi, occorre staccarsi, uscire dal turbine della vita che conduciamo per osservare al meglio, dal di fuori, la nostra situazione. Partire per un viaggio alla scoperta della spiritualità buddista spesso può rappresentare proprio quell’azione che innesca il cambiamento di cui parlavamo. Proprio quando decidiamo di partire e ci apprestiamo a preparare il bagaglio, faremo un esercizio interessante. Dovremo scegliere con cura che cosa portare con noi perché ogni oggetto in più sarà un peso e un impaccio che potrebbe poi rivelarsi anche superfluo e appesantirci durante il cammino. Meno oggetti porteremo con noi e più potremo viaggiare agevolmente.

2) RISCOPRIRE IL VALORE DELLA GENTILEZZA NEI VIAGGI SPIRITUALI ORGANIZZATI

CONTRASTARE ARROGANZA E PRESUNZIONE, LE CAUSE DELL’ISOLAMENTO

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.”

(Platone)

Tutti noi viviamo in un tempo complicato. La società moderna ci restituisce un’immagine desolante e, della società, facciamo parte anche noi. Permettiamo che l’arroganza, la presunzione, il narcisismo e la superficialità avvelenino i nostri rapporti. Ma questo panorama può essere cambiato se solo siamo disposti a riconoscere queste dinamiche e a ribaltarle in modo consapevole. Il viaggio spirituale alla scoperta di sé stessi, prevede che si riesca a convertire gli atteggiamenti che penalizzano la nostra crescita interiore, attraverso l’esperienza e spesso l’insegnamento fornito da altre culture dove la semplicità, l’accoglienza e la generosità sono molto più evidenti rispetto alla nostra società occidentale.

Un viaggio spirituale in India, per esempio, vi dimostrerà come l’ospitalità, la condivisione e la gentilezza siano molto presenti nel quotidiano di queste popolazioni dalle quali abbiamo molto da imparare. Fare esperienza di come sia possibile vivere serenamente adottando lo stile di vita di popoli che vivono con poco o nulla, che si aiutano vicendevolmente risolvendo i loro conflitti in modo maturo e privo di acredine, è senz’altro qualcosa che può davvero farci comprendere che cosa faccia la differenza.

Gentilezza non significa debolezza. Significa garantire attenzione, presenza, ascolto, apertura e considerazione al nostro interlocutore. Nei percorsi spirituali che scegliamo di compiere, abbiamo la possibilità di riscoprire l’importanza di costruire delle relazioni autentiche.

ruote di preghiera

3) L’ELOGIO DEL SILENZIO NEI VIAGGI SPIRITUALI MISTICI

PRATICARE L’ASCOLTO ATTIVO PER ADDOMESTICARE IL CAOS E IL BRUSIO INTERIORE

“In un atteggiamento di silenzio l’anima trova il percorso in una luce più chiara, e ciò che è sfuggente e ingannevole si risolve in un cristallo di chiarezza.”

(Gandhi)

Lo scrittore e pittore John Lane, in un piccolo libro dedicato al silenzio scrive: “Il silenzio ci tocca in molti modi diversi: come qualcosa che offre rifugio e tranquillità, qualcosa capace di metterci in contatto con la nostra profondità interiore che nella confusione della vita quotidiana ci sfugge…questi incontri con il silenzio possono essere fonte di chiarezza stupenda.”

Lane non poteva spiegare meglio il vero significato della quiete che regala il silenzio. Azzerare la convulsa attività materiale e mentale, apre in noi uno spazio sacro, attraverso il quale ritrovare il nostro nucleo divino.

In un viaggio spirituale mistico, per esempio come quelli che permettono di sperimentare un periodo di esperienza monastica, poter dedicare del tempo alla meditazione e al raccoglimento, permette di stare nella propria interiorità, liberare la mente, eliminare la congestione dei pensieri compulsivi. Sottrarsi ad una vita sociale forzatamente frenetica significa andare in profondità, immergersi nel flusso della propria vita. In questo spazio protetto, meditando nel silenzio, la voce dell’anima può esprimersi e regalarci illuminazioni impensabili.

Sperimentare la vita di un monaco tibetano attraverso un percorso spirituale, infatti, può essere considerato un atteggiamento minimalista perché comporta lo svuotare la mente da tutto ciò che è superfluo, compreso i pensieri collegati al passato o quelli proiettati al futuro. Quando sediamo in meditazione siamo perfettamente calati nel momento presente e viviamo in modo consapevole il flusso della vita, collegati all’armonia dell’universo. La nostra anima fiorisce nel silenzio. Se solo proviamo ad entrare in questa dimensione, la nostra consapevolezza ci mostrerà mondi sconfinati.

4) COLTIVARE LA CONDIVISIONE NELLE VACANZE SPIRITUALI

Condividere (esperienze, risorse, riflessioni, sapere) è uno dei cardini per sviluppare consapevolezza ed evolvere. Ciascuno di noi ha i propri punti di vista, le proprie idee, la propria cultura. Essere aperti al libero scambio di tutto ciò che fa parte della nostra realtà individuale, non può che creare crescita e una visione allargata del mondo in cui viviamo, ed è spesso proprio all’interno di percorsi spirituali come quelli dei viaggi spirituali organizzati che si ritrovano le occasioni migliori per incoraggiare questo importante e significativo scambio di interiorità.

PER UN USO CONSAPEVOLE DELLE RISORSE CHE RENDE INNOCUI EGOISMO E PAURA

“Condividere ti rende più grande di quello che sei. Più dai agli altri, più vita sei in grado di ricevere.”

(Jim Rohn)

Nello spirito della condivisione non c’è posto per le logiche commerciali che prevedono lo sfruttamento di uomini, animali e territori, che nei viaggi spirituali organizzati lasciano appunto il posto a valori profondi di condivisione e partecipazione collettiva. Assumersi la responsabilità di se stessi, delle proprie azioni e promuovere i valori di interdipendenza, solidarietà e trasparenza, è uno dei modi per appoggiare lo sviluppo delle buone pratiche in questo ambito.

Con il termine “condivisione” intendiamo quell’insieme di scelte consapevoli e azioni concrete atte a creare benessere e ricchezza morale e materiale, all’interno della comunità in cui operiamo, sia la nostra come quella appartenente ad un’altra cultura.

Condividere il sapere: scambiare la propria conoscenza e il proprio bagaglio esperienziale, le proprie radici con altre culture, favorisce il reciproco arricchimento e rinsalda i legami sociali. Le politiche umane in questo caso si trasformano in possibilità vantaggiose per tutti perché creano benessere e tranquillità.

Condividere il potere: ciascuno di noi ha idee, energie, talenti che possono svolgere la funzione di propellente nello sviluppo di tutti, dal punto di vista umano, personale e professionale. Mettere questo potere a disposizione degli altri, innesca effetti positivi a catena, nella comunità in cui lo sperimentiamo.

Condividere l’avere: tutti devono poter avere gli stessi benefici dalle azioni o dai progetti che mettiamo in pratica, di qualunque natura siano. Le risorse condivise non impoveriscono una parte a favore di un’altra. È così che il mondo può ripristinare giustizia ed equilibrio.

Condividere il volere: l’impegno individuale nell’abbracciare queste buone pratiche è la pietra angolare sulla quale la civiltà può essere ricostruita in modo più umano. Ciascun individuo, mosso da questi principi, diventa parte attiva nel percorso di ri-umanizzazione del pianeta. Condividere questo obiettivo e impegnarsi per realizzarlo è un modo per dare il proprio contributo all’evoluzione delle coscienze.

La società occidentale ha smarrito il significato del termine “condivisione” ecco perché, sempre più spesso, l’ansia sociale, le dinamiche scatenate dall’egoismo, figlio della paura, causano l’isolamento allontanando le persone le une dalle altre.

Durante un viaggio spirituale in India o nei viaggi mistici nei monasteri del Tibet, alla ricerca di un contatto con il nostro Sé Superiore, possiamo fare esperienza di questo genuino quanto dimenticato modo di vivere. Specialmente nelle culture orientali, dove l’accoglienza e la condivisione sono sacre, possiamo imparare nuovamente ad essere aperti nei confronti dell’altro.

5) ALLENARSI A RAFFORZARE L’INTEGRITÀ ATTRAVERSO I PERCORSI SPIRITUALI

L’integrità è qualcosa che ha a che fare con il restare fedeli ai propri valori, ai propri principi, orientando ogni azione e atteggiamento in modo tale che sia coerente con la totalità del nostro essere. Essere onesti con noi stessi paga sempre, al momento opportuno. Eliminare le sovrastrutture ingombranti che ci impediscono di onorare la nostra vera natura ci rende più forti. Smascherare le falsità che ci diciamo ogni giorno, dettate dalle maschere che indossiamo, ci rende più forti. Più siamo forti e più siamo coraggiosi, indenni alle lusinghe dell’ipocrisia e delle fragilità.

COME LA FORZA MORALE PUÒ AVERE LA MEGLIO SULLA MENZOGNA E SULLA DEBOLEZZA.

“In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l’uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l’uomo deve poter viaggiare.”

(Andrej Tarkowsky)

Se da una parte potremmo riuscire a individuare quali sono i nostri valori e riuscissimo a identificare chiaramente anche i nostri obiettivi di vita, resterebbe comunque il difficile compito di restare coerenti con quanto emerge sia nel modo di condurci, sia nel percorso, anche spirituale, che dovremmo intraprendere per arrivare a concretizzare i nostri obiettivi, nel vivere stesso.

La confusione, i condizionamenti, le false credenze, hanno destabilizzato la nostra capacità di capire chi siamo realmente e che cosa vogliamo davvero. Già identificare quali sono i valori più importanti per noi non è affatto facile. Forse riconosciamo come fondamentale la lealtà, il coraggio, l’essere onesti, l’avere fede o il vivere la vita con entusiasmo. Ma come portare questi valori nel nostro quotidiano? Sappiamo che non è cosa semplice, specialmente per quanto riguarda la costanza e la coerenza. Ed è qui che entra in gioco l’integrità.

Si tratta di una sorta di “allenamento spirituale” nel mantenersi il più possibile in una condizione di eccellenza morale, una condizione propria di chi, ad esempio, decide di calarsi nell’apprendimento dello stile di vita espresso dalle arti marziali. Sperimentare i percorsi spirituali dei monaci orientali può rappresentare un bellissimo esempio di questo tipo. La vita all’interno di un monastero buddista tibetano, infatti, è pura espressione di questo percorso e, apprendere direttamente dalla loro esperienza, può essere considerato un vero privilegio.

Nel momento in cui ci rendiamo conto che la vita ci sta sfuggendo di mano, se siamo attanagliati da una serie infinita di “dovrei”, forse è arrivato il momento di rimettere al centro della nostra esistenza, la parte più vera di noi: quella voce che attraverso il disagio pare dirci: “Non dimenticare chi sei!”.

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