24 maggio 2016

Turismo consapevole in India, un moderno pellegrinaggio

turismo consapevole

“Il viaggio esteriore dovrebbe assisterci in quello interiore”

Alain de Botton

Il mondo sta cambiando, forse te ne stai accorgendo, quello che conoscevi e davi per scontato si rivela diverso, inaspettato. L’hanno chiamata Crisi ma per chi tende l’orecchio e aguzza la vista è una Transizione, da un universo centrato sull’egoismo a qualcosa che non riusciamo ancora a distinguere bene ma ci fa battere forte il cuore.

Il turista si sta svegliando dopo una grande abbuffata di templi, paesaggi e culture che spesso sono solo foto da condividere sui social media. Con ancora l’amaro di questi postumi, vuole smettere i panni del consumatore di destinazioni, per ritornare ad essere viaggiatore.

Conscious Journeys – Percorsi consapevoli, ha già nel nome il senso di questo movimento che va da una cultura del consumo e dello spettacolo a quella dell’ascolto e dell’incontro, dall’accento sull’esterno a quello sull’interno. Il nostro modo di intendere il viaggio nasce dai nostri percorsi esistenziali, dall’amore per l’India e i paesi limitrofi, il Bhutan, lo Sri Lanka, la Birmania e le Maldive, ma anche dall’amore che cerchiamo per noi stessi. Il bello di questo turismo è che non ha bisogno di travestirsi, di vendere immagini da copertina o di “raggiungere un target”, perché è un’esperienza autentica che nasce da noi e che risuona in chi è pronto a coglierla.

Facciamo fatica a definirci, perché sappiamo che le parole limitano questa esperienza, un movimento che può essere solo interiore.Ci aiuteremo con le parole di uno scrittore e viaggiatore italiano, Luca Vivan:

“Esiste l’ecoturismo, il turismo responsabile, quello religioso e quello sportivo, d’avventura o di lusso ed esiste un modo di viaggiare che trascende tutti questi e che forse non ha mai avuto un nome preciso, anche se viene praticato da sempre, quello consapevole. E’ il viaggio di chi cerca nella strada un cambiamento di sé, attraverso un incontro, un’esperienza o una parola.
Il turismo consapevole è qualcosa che deve ancora essere codificato ma che accoglie il bisogno di cambiamento che esprimono sempre più individui, incapaci di trovare la loro via in una vecchia cultura che parla solo alle nostre ferite, per spingerci a correre, a fare e ad avere di più, dimenticando che prima di tutto bisogna essere.”

consapevolezza

Viaggiare ed essere, spostarsi eppure stare fermi, è in questa apparente contraddizione che sviluppiamo i nostri progetti. La nostra amata India e i paesi influenzati fortemente dalla sua cultura, sono del resto terre di contrasti e contraddizioni, perché lì non esistono i punti di riferimento della nostra mente che ordina ed etichetta. Non a caso, questa è la culla di una spiritualità e dimensione interiore che hanno saputo farsi strada fino da noi, nella nostra cultura della ragione che troppo spesso perde il suo centro.

In India ad esempio è ancora vivo il senso del pellegrinaggio, del movimento che compie il fedele per trovare un contatto diretto con la divinità, che non è un dogma o un dovere da adorare, ma una parte di se stesso. Con profonda umiltà cerchiamo di riscoprire questo moto del cuore e di proporlo a chi crede che viaggiare possa essere una grande occasione di muoversi verso l’altro e verso se stesso.
Nel viaggio come noi lo concepiamo, soprattutto verso paesi come quelli dell’area indiana, ti trovi ad andare verso un apparente caos, che in verità è una diversità biologica e culturale senza pari. A contatto con questa ricchezza, di visi, di storie e di vissuti, riesci a riscoprire te stesso e a comprendere che in fondo, tra te e l’Altro, non c’è alcuna differenza.

varanasi

Varanasi, città sacra degli induisti, luogo di pellegrinaggio per milioni di persone da secoli

Come dice il maestro indiano Nisargadatta Maharaj, che dopo aver ricevuto l’Illuminazione e vissuto in meditazione sull’Himalaya, continuò tranquillamente a fare quello che aveva sempre fatto, il venditore di sigarette:

“La coscienza in te e la coscienza in me, apparentemente due, in realtà una sola: cerca l’unità e questo è amore”

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