27 febbraio 2018

Parco nazionale di Batang Ai, tra longhouse e popolo Iban

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Batang Ai

Il Parco Nazionale di Batang Ai è situato nel distretto di Sri Aman, nel Sarawak, Malesia e si trova a circa 250 chilometri a est di Kuching. Sia il parco che il lago artificiale della zona prendono il nome dall’omonimo fiume. Batang Ai si estende su un’area di 240 kmq di foresta pluviale tropicale che circonda il lago artificiale creato dalla diga idroelettrica di Batang Ai, fondata nel 1987 dallo stato del Sarawak per rendere più facile l’accesso all’acqua per le popolazioni locali che vivono all’interno di questa area. Con la deviazione dei corsi d’acqua e la creazione del bacino idrico è stato generato un lago artificiale che si estende per circa 24 km². Il parco, che fu istituito nel 1991, ospita molti animali rari e specie protette ed è diventato sempre più popolare tra i locali e i turisti.

Batang Ai è un luogo meraviglioso, in cui i visitatori possono immergersi nella foresta pluviale del Borneo e scoprire le tradizioni culturali del popolo Iban. Le comunità locali, con la loro storia affascinante, hanno preservato una cultura vivace e desiderano condividerla con il mondo. Inoltre l’area registra la maggiore presenza di Orangutan del Sarawak. Questi fattori, uniti alle bellezze naturali dei fiumi limpidi, delle lussureggianti foreste pluviali e della fauna selvatica, rendono il Batag Ai una destinazione prediletta dai viaggiatori. La regione è nota anche come meta modello per il turismo sostenibile.

Il Parco nazionale di Batang Ai fa parte della più grande area protetta transnazionale per la conservazione della foresta pluviale tropicale della regione. Il parco di 240 kmq confina con il Santuario della fauna selvatica di Lanjak-Entimau in Malesia e con il Parco nazionale di Bentuang-Karimun in Indonesia. Insieme, queste aree totalmente protette coprono quasi 10.000 kmq e formano un santuario per una delle poche popolazioni di orang utan vitali del Borneo (stimata in oltre 1.000 animali) e molte altre specie a rischio di estinzione. È stata proposta la creazione di un’ulteriore area di conservazione a Ulu Sungai Menyang, che aggiungerebbe almeno altri 14.000 ettari di foresta protetta a questo complesso. L’intera superficie così delimitata è stata dichiarata sito di conservazione e costituisce un hotspot della biodiversità di rilevanza globale, soprattutto perché fornisce un prezioso habitat per l’Orangutan in via di estinzione. Questa zona è anche una parte importante dell’iniziativa ‘Heart of Borneo’.

Per motivi di conservazione, il Parco Nazionale di Batang Ai è l’unica parte di questa area aperta ai visitatori e siccome qui si ha la più alta densità di popolazione di oranghi nel Borneo centrale (fino a 1,7 animali per kmq), c’è una buona possibilità di vederli durante le visite. Ci sono cinque sentieri nel parco di Batang Ai che mostrano ogni aspetto del terreno e della vegetazione locali, con antiche aree di sepoltura disseminate nell’area. I visitatori devono essere sempre accompagnati da una guida o da un ranger del parco.

Il parco nazionale è abitato dalla popolazione Iban, anticamente conosciuti come ‘tagliatori di teste’, con numerose comunità disseminate lungo la rete di fiumi che si riversano nel bacino di Batang Ai. Gli antenati delle attuali comunità Iban giunsero nel Sarawak circa 300-400 anni fa da Kalimantan e si stabilirono prima a Batang Ai per poi diffondersi successivamente in altre zone del Sarawak. A causa del loro relativo isolamento, le comunità di Batang Ai hanno conservato gran parte dei loro caratteri tradizionali e del loro fascino intatti. Inoltre gli Iban hanno sempre vissuto in simbiosi con l’ambiente, al punto da diventare parte integrante dell’ecosistema della foresta pluviale.

La dimora tipica di queste comunità è la rumah panjam , in inglese long house: si tratta di un intero villaggio costruito sotto un unico tetto, solitamente situato adiacente al fiume. Queste ‘case lunghe’ possono ospitare comunità che vanno dalle 150 alle 300 persone; tutte guidate e amministrate da un capo tribù. I fiumi costituiscono ancora la migliore via di trasporto ed infatti gli Iban sono esperti nella navigazione, riuscendo a manovrare le loro esili barche a motore attraverso rapide e rocce.

La loro economia è ancora di sussistenza, costituita perlopiù da pesca, caccia, coltivazione di riso e pepe e commercio di oggetti artigianali. La loro vita quotidiana è stata migliorata grazie all’introduzione di alcune modernità come le barche a motore, le reti per la pesca, i fucili per la caccia, la monocoltura del pepe e riso e altri benefici. D’altro canto il fenomeno dell’abbandono del territorio delle rumah panjam è in crescita: oggigiorno, le comunità Iban del parco sono formate da poche famiglie, molti anziani e bimbi piccoli. Mentre i più giovani tendono a cercare una sistemazione migliore nei centri urbani più grandi, come Kuching.

Poiché il parco è stato abitato per secoli dagli Iban, Batang Ai presenta un territorio misto di terreno agricolo e foresta. La foresta primaria è principalmente composta da alberi della famiglia Dipterocarpaceae, mentre la zona più a meridione è caratterizzata da una foresta cosiddetta secondaria. L’intera area ha una notevole biodiversità, con più di 1000 specie di alberi, 200 specie di erbe, arbusti e piante rampicanti. Una tale biodiversità si è rivelata molto utile anche per la popolazione locale, grazie alla presenza di 140 tipi di diverse piante medicinali dalla foresta, 114 varietà di frutti di bosco e 36 verdure selvatiche, di cui gli Iban e gli altri gruppi etnici locali fanno uso per scopi alimentari e medici. Alberi e piante sono fondamentali anche come fonte di resina, legno per le abitazioni, fibre, rattan (vimini), bambù e legno aromatico.

Tra gli animali, il Batang Ai ospita l’endemico primate del Borneo, l’Orang Utan. Seguono altri primati come il gibbone, la scimmia langurs, macachi dalla coda lunga, macachi dalla coda di maiale, il tarsio occidentale e lo slow loris, un roditore simile al tarsio. Sono presenti il leopardo nebuloso, maiali barbuti, orsi, cervi sambar, lontre, il tragulo, istrici e scoiattoli giganti. La maggior parte di questi animali sono timidi e difficilissimi da incrociare, tranne i macachi.

Il parco è anche luogo di migrazione di cinque su otto specie di hornbill del Sarawak, tra cui lo spettacolare bucero rinoceronte, ritenuto dall’animismo della cultura tradizionale Iban il messaggero tra gli uomini e gli dei.

L’orang utan del Borneo (pongo pygmaeus) vive nelle foreste pluviali del Borneo malese (Sarawak e Sabah) e del Borneo indonesiano (Kalimantan). L’orango di Sumatra, recentemente identificato come una specie separata, si trova invece in habitat simili nel nord di Sumatra, in Indonesia. Si tratta di uno dei primati più grandi del mondo e quasi completamente arboricolo. La parola malese “orang” significa “persona” mentre “utan” deriva da “hutan” che significa ‘foresta’, quindi orang utan si traduce letteralmente come “persona della foresta”.

Un esemplare maschio adulto presenta le caratteristiche guance carnose e larghe, con le quali impressiona la femmina, e una sacca golare che amplifica il suo verso; può raggiungere un’altezza di 150 cm, pesare fino a 100 kg e avere un’apertura delle braccia di 240 cm. Le femmine sono più piccole, raggiungono circa tre quarti dell’altezza e metà del peso dei maschi. Purtroppo una delle concause alla loro diminuzione è il basso tasso di riproduzione: le femmine raggiungono la maturità sessuale a 12 anni di età, ma generalmente non hanno la loro prima prole fino a due o tre anni dopo, di solito dando alla luce un solo cucciolo una volta ogni 7-8 anni; i maschi raggiungono la maturità sessuale a 15 anni, ma le loro guance potrebbero non svilupparsi completamente fino a qualche anno più tardi. L’aspettativa di vita degli orang utan in natura non è nota, ma si presume che sia più bassa rispetto a quella in cattività, dove alcuni esemplari hanno superato i 50 anni di età.

Gli Orang Utan sono principalmente mangiatori di frutta e trascorrono gran parte della giornata a cercare cibo per la foresta. Sono particolarmente affezionati ai fichi selvatici e al durian dall’odore pungente. Anche se la frutta è la loro più importante fonte di cibo, si nutrono anche di foglie giovani, insetti, cortecce, fiori, uova e piccole lucertole. Ogni individuo costruisce un nuovo nido ogni notte – e occasionalmente anche per un pisolino diurno – un luogo sicuro a circa 12-18 metri dal suolo.

Gli Orang Utan selvatici sono generalmente solitari. Tuttavia, esemplari giovani spesso si riuniscono in coppie e le femmine occasionalmente formano gruppi temporanei di quattro o cinque. Questa esistenza piuttosto solitaria deriva sia dalla relativa scarsità di cibo nella foresta pluviale sia dalla mancanza di predatori. Un adulto maturo vaga ogni giorno in una vasta area di foresta per trovare cibo a sufficienza per soddisfare il suo sano appetito e le sue dimensioni enormi non rendono necessaria la creazione di una “difesa di gruppo”.

Entrambe le specie di Orang Utan sono altamente in pericolo e sono completamente protette dalla legge in Malesia, in Indonesia e all’estero. Oggi si contano tra i 20.000 e i 27.000 orang utan selvatici (forse 20.000 circa nel Borneo e il resto a Sumatra). Deforestazione, invasione umana nel loro habitat, caccia indiscriminata e commercio di animali vivi sono tutti fattori che hanno contribuito a far decrescere il loro numero. Per poter studiare e comprendere meglio gli oranghi e per reintrodurre alcune specie nell’area, sia le autorità indonesiane sia quelle malesi hanno istituito programmi di riabilitazione.

Viaggio in Malesia

Conscious Journeys vi conduce alla scoperta di questo parco e della popolazione Iban durante il tour Un’avventura nel Borneo Malese. Durante il viaggio si trascorreranno due giorni presso una comunità Iban, pernottando in una long house tradizionale e vivendo a stretto contatto con questa antica ed affascinante popolazione, per poter scoprire come abbiano adattato la loro vita alla foresta, creando un rapporto simbiotico tra uomo e natura. Lasciato Batang Ai si proseguirà verso la Valle della Nebbia a Kiulu, per visitare anche qui un villaggio tradizionale; a Sukau si esplorerà la foresta tropicale passeggiando su delle passerelle sospese ed infine si tornerà ad osservare gli Oranghi nel centro di riabilitazione di Sepilok, dove sarà illustrato il grave rischio di estinzione che incombe su questi splendidi animali. Sarà un viaggio indimenticabile, alla scoperta di una natura prorompente e di popolazioni che hanno imparato a rispettarla e a vivere secondo i suoi ritmi.

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