2 novembre 2017

La comunità dei Kattunayakan nell’India del Sud

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La comunità dei Kattunayakan

I Kattunayakan sono una delle più antiche comunità indigene dell’India, che rivestono un ruolo fondamentale nel patrimonio culturale di questo grande paese. Sono stati tra i primi abitanti dei Ghati Occidentali e tutt’ora vivono nelle foreste dell’India del Sud, nel parco nazionale di Mudumalai. Il loro nome significa re della giungla e la loro vita è da sempre legata alla natura: vivono cacciando, raccogliendo miele, cera e prodotti della foresta. La loro lingua è un mix di tutte le lingue dravidiche, credono nella magia nera, nella stregoneria e venerano gli uccelli, i serpenti, gli alberi e le rocce assieme alle divinità indù. I loro rituali risalgono a migliaia di anni fa e sono utilizzati per comunicare con Madre Natura, chiedendole aiuto e sostegno per le loro necessità quotidiane: le date per la semina ed i raccolti e la conoscenza per sfruttare i doni della natura, verso la quale nutrono un profondo rispetto, consapevoli di esserne figli ed ospiti. I Kattunayakan non consumano più di ciò di cui hanno bisogno, non distruggono la foresta e i suoi animali perché sentono un forte senso di interdipendenza con l’ambiente circostante ed hanno uno stile di vita completamente sostenibile. Fonte di sostentamento fondamentale per la tribù dei Kattunayakan è il miele: fin dai tempi antichi le famiglie si inoltravano nel profondo della foresta per raccogliere il miele, utilizzato come cibo, come medicina e come fonte di guadagno. Durante il colonialismo inglese, le comunità indigene come i Kattunayakan hanno perso territori in favore di gruppi che provenivano da altre zone del paese e si sono rifugiati tra le montagne, instaurando un rapporto molto stretto con la natura circostante. L’aumento dei migranti è stato tale che i risultati del censimento del 1991 nel distretto di Nilgiri hanno mostrato che solo il 3,53% della popolazione dell’area è composto da abitanti nativi. Ciò che le comunità indigene hanno preservato, è la convinzione di far parte di un disegno più grande, di avere un rapporto di reciprocità con la natura e gli altri esseri viventi: loro utilizzano, ma al contempo tutelano e proteggono il loro territorio. Si è creata una vera simbiosi tra uomo ed ambiente, che dura ancora oggi. I Kattunayakan sanno perfettamente quanto e come sfruttare ciò che la natura offre loro, come la materiali per la costruzione di case ed utensili, legna da ardere, sostanze curative, cibo, ma non dimenticano quanto sia importante proteggerla e ringraziarla per quel che dona, affinché il ciclo non si interrompa mai.

Purtroppo lo “sviluppo” ed il “progresso” stanno mettendo a dura prova queste comunità, poiché le aree forestali si riducono progressivamente ed il loro sostentamento è messo a rischio. Inoltre troppo spesso i progetti destinati a queste aree non contemplano le esigenze ne dell’ambiente ne delle popolazioni che lo abitano, favorendo solo gli interessi degli acquirenti o imprenditori di turno. Sovente si crede che la conservazione ed il miglioramento delle condizioni di vita di tali comunità non possano viaggiare parallelamente, ma proprio grazie alla loro combinazione si potrebbe permettere alle comunità indigene di progredire restando fedeli alla loro identità ed alle loro tradizioni. Quel che desiderano è che il loro territorio ed il loro diritto a viverci e a proteggerlo siano rispettati. La loro profonda conoscenza dell’ambiente è in realtà molto utile per la salvaguardia di flora e fauna ed è un eclatante esempio di come anche l’uomo moderno possa, e debba, tornare ad ascoltare e rispettare la natura.

Conscious Journeys promuove attivamente la promozione e la conservazione della biodiversità culturale e biologica dei paesi dell’Asia del Sud, ritenendola un patrimonio inestimabile che deve essere assolutamente tutelato. In particolare si impegna per una equa e trasparente distribuzione dei ricavati provenienti dall’utilizzo delle risorse naturali e delle conoscenze delle antiche comunità indigene. Tutti i progetti intrapresi e sostenuti da Conscious Journeys per la tutela della diversità bioculturale, nascono in collaborazione con enti ed istituzioni locali o nazionali, con ONG, aziende o associazioni. Gli sforzi principali di Conscious Journeys si rivolgono al distretto di Nilgiri, nella regione dei Ghati Occidentali, un’area di ben 2479 kmq che tocca tre stati dell’India: Tamil Nadu, Kerala e Karnataka. È un’area ecologica molto fragile, la prima dell’India ad essere stata proclamata bio-riserva dall’UNESCO nel 1986 ed inserita nel progetto ‘Man and Environment’. Il progetto che Conscious Journeys ha avviato si propone come un modello potenzialmente replicabile: fornire alle comunità indigene del distretto di Nilgiri i mezzi per un adeguato sostentamento, attraverso un utilizzo equo e sostenibile delle risorse naturali e nel pieno rispetto della diversità bioculturale. Conscious Journeys ed i suoi partner hanno creato una organizzazione comunitaria che rafforzi la comunità dei Kattunayakan e permetta loro di progettare, supportare e gestire liberamente il proprio progresso e di negoziare con il Dipartimento forestale, per ottenere una corretta gestione della foresta. La comunità riceve chiarimenti anche in materie legali e istituzionali e sulla politica delle riforme che vengono attuate. Tale organizzazione beneficia dell’esperienza di altre due CBO preesistenti: VTMS (Vivasaigal Thozhilalargal Munnetra Sangam), formata da contadini e agricoltori, e AEKMS (Erumad Adivasi Kurumba Munnetra Sangam), costituita dagli indigeni del Mullu Kurumba. Si auspica che le popolazioni indigene collaborino per creare progetti condivisi per il riconoscimento dei loro diritti sulle foreste. Insieme cercheranno nuove soluzioni o strategie per ottenere una migliore qualità di vita e dal continuo confronto usciranno rafforzati nella propria identità culturale, sentita sempre più come un tesoro da tutelare. Inoltre i rappresentanti dei villaggi vengono formati come leader delle rispettive comunità, di modo che possano guidarle e confrontarsi con i leader di altri gruppi o villaggi. Anche per quel che riguarda la sostenibilità ambientale, le comunità ricevono una formazione sulla agricoltura biologica e sui metodi per utilizzare le risorse, riducendo al minimo sprechi e impatto ambientale. Sono stati anche introdotti l’agricoltura integrata di diverse colture a scopo sia alimentare che per l’esportazione e il commercio di prodotti forestali non legnosi, in particolare il miele, di cui i Kattunayakan sono esperti raccoglitori sin dalle loro origini. Infine, per incoraggiare la salvaguardia della biodiversità del parco nazionale di Mudumalai sono nate iniziative come la celebrazione di un festival della foresta, che tiene vivi i costumi tradizionali dei Kattunayakan e rafforza il senso di appartenenza ad una comunità; e la mappatura partecipativa ella vegetazione del parco nazionale, con la costruzione di serre per sostenere le foreste Shola, tipiche dell’area del Nilgiri e serre di bambù, dato il largo utilizzo che viene fatto di questo versatile materiale.

In questo modo alle comunità vengono forniti tutti i mezzi e la conoscenza per tutelare se stessi ed il loro territorio, nella ferma convinzione che la biodiversità culturale sia un bene prezioso, che non deve essere perduto.

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